FONDAZIONE TITO BALESTRA ONLUS

 

La Fondazione deve il suo nome, e la sua intera esistenza, a Tito Balestra, ma non solo. Si costituì infatti grazie all’atto di liberalità della moglie, Anna Maria De Agazio, la quale dopo la prematura morte del marito nel 1976, nel 1986 donò alla fondazione l’intero patrimonio figurativo, per un totale di oltre 2000 opere fra olii, opere di grafica e di scultura. La collezione fu aperta al pubblico per la prima volta nel 1982 in una sala in via Giovanni XXIII a cura di Giuseppe Appella. Con gli anni la collezione ha continuato ad arricchirsi grazie a numerosi lasciti e donazioni di amici, parenti e artisti entrati in contatto con il poeta.

L’amministrazione comunale di Longiano, riconoscendo l’importanza delle opere donate, nel 1989 si adoperò per creare una Fondazione, a cui partecipano la Regione Emilia-Romagna, la Provincia di Forlì-Cesena, la Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena, il Ministero dei Beni delle Attività Culturali e del Turismo, e alcuni familiari di Tito. Nel 1989 essa ottenne il riconoscimento giuridico da parte del Presidente della Repubblica; nello stesso anno cambiò sede trasferendosi nelle sale del Castello Malatestiano di Longiano, completamente restaurato.

Sin dall’inaugurazione avvenuta nel giugno del 1991, la Fondazione persegue lo scopo di diffondere la conoscenza dell’opera grafica e delle arti visive contemporanee attraverso l’esposizione permanente di parte delle opere, esposizioni temporanee, manifestazioni e convegni, promossi anche in collaborazione con enti pubblici e privati, ed altre molteplici attività.

Un’attenzione specifica e particolare è riservata ai laboratori didattici: nel 1999 la Fondazione Tito Balestra, insieme ad alcuni esponenti della Scuola Operativa Italiana, ha costituito il CIDO (Centro Italiano di Didattica Operativa). Il centro opera attraverso i Laboratori Sperimentali Didattici e spazi per la ricerca dei linguaggi espressivi, allo scopo di rendere la propria galleria d’arte non solo un luogo di conservazione delle opere, ma anche un’occasione per stimolare, soprattutto nelle nuove generazioni, attraverso le emozioni e il confronto culturale, un’«esistenza estetica».